A livello nazionale negli ultimi trent’anni la stampa ed i media in generale hanno descritto le privatizzazioni - cioè la vendita dei beni pubblici ai privati - come la panacea risolutiva di ogni male e come un importante motore di sviluppo.
La volontà della privatizzazione della CVA (e anche del Casinò) si inseriscono a pieno titolo in questo filone tipico dell’ideologia di mercato liberale.
(wikipedia: L'economia sociale di mercato è un modello di sviluppo dell'economia che si propone di garantire sia la libertà di mercato che la giustizia sociale, armonizzandole tra di loro.
L'idea di base è che la piena realizzazione dell'individuo non può avere luogo se non vengono garantite la libera iniziativa, la libertà di impresa, la libertà di mercato e la proprietà privata, ma che queste condizioni, da sole,
non garantiscono la realizzazione della totalità degli individui (la cosiddetta giustizia sociale) e la loro integrità psicofisica, per cui lo Stato deve intervenire laddove esse presentano i loro limiti.
L'intervento non deve però guidare il mercato o interferire con i suoi esiti naturali: deve semplicemente prestare il suo soccorso laddove il mercato stesso fallisce nella sua funzione sociale e deve fare in modo che diminuiscano il più possibile i casi di fallimento...
In
realtà la vera elaborazione teorica dell'economia sociale di mercato
la abbiamo nella Germania Nazista degli anni Trenta grazie
alla Scuola
di Colonia,
e in particolare ad Alfred
Muller Armack e Ludwig
Erhard,
coloro che, esponenti di primo piano CDU,
attueranno praticamente tale terza via nel dopoguerra... )
In sintesi per questo tipo di ideologia le iniziative economiche debbono essere di esclusiva appartenenza dell’iniziativa privata e del mercato lasciando solo allo stato alcune funzioni di correzione.
E’ cosa totalmente contraria al sistema economico sviluppatasi in Italia dopo la seconda guerra mondiale che, grazie agli accordi/compromessi tra DC e PCI - consisteva in una economia mista, permettendo allo stato di essere imprenditore anche in settori strategici, ed aveva consentito all'Italia di essere la 5° potenza economica del mondo, con indicatori macroeconomici ben migliori della Germania.
E’ cosa totalmente contraria al sistema economico sviluppatasi in Italia dopo la seconda guerra mondiale che, grazie agli accordi/compromessi tra DC e PCI - consisteva in una economia mista, permettendo allo stato di essere imprenditore anche in settori strategici, ed aveva consentito all'Italia di essere la 5° potenza economica del mondo, con indicatori macroeconomici ben migliori della Germania.
L’economia italiana doveva essere distrutta poiché era di grande successo, basata sulla piccola e media impresa e sulla borghesia e con pochissimi grandi gruppi multinazionali; si trattava di un pericoloso modello di sviluppo che non andava tollerato. Inoltre il popolo italiano era risparmiatore, pochissimo indebitato e quindi ricco e rappresentava un boccone interessante per il capitalismo rapace.
- Qui si inseriscono le varie manovre tendenti alla demolizione del sistema a partire dalla Banca d’Italia come illustrato da Forexinfo https://www.forexinfo.it/Italia-perche-il-debito-pubblico-
- In uno studio di qualche anno fa, Giuliano Garavinie Francesco Petrini hanno ricostruito la parabola storica del debito pubblico italiano seguendo 3 linee direttive:
2 Indipendenza Banca centrale: negli anni ’70, si cementifica nella forma mentis dell’establishment economico e politico internazionale la convinzione secondo la quale una Banca centrale ottempera ai suoi obiettivi solo quando è indipendente dalla politica;
3 Divorzio: con la separazione tra Tesoro e Banca d’Italia nel 1981 frena l’inflazione ma aumenta il debito pubblico italiano…)
Il momento chiave è stato per l’Italia la separazione tra Tesoro e Banca d’Italia che ha di fatto ceduto al mercato la prerogativa di essere uno degli strumenti della politica economica del governo.
Limitando la funzione stessa della banca centrale, ha fatto si che il mercato sia il gestore del debito pubblico (questa è una situazione assurda che contravviene il principio stesso della banca centrale che prevede la possibilità di emettere moneta per soddisfare le esigenza dello stato).
In Italia il momento chiave è stato “tangentopoli” che ha demolito lo stato uscito dalla seconda guerra mondiale favorendo un sistema più “moderno” in cui lo stato poco alla volta rinuncia al suo ruolo e si mette al servizio dell’economia ordoliberista.
Tangentopoli rappresenta un momento cardine della strategia di comunicazione poiché veicola a tutti gli italiani il messaggio chiave che si basa sull’assioma:
“Lo Stato è corrotto ed inefficiente”
da cui si deduce: “il privato è efficiente ed onesto”.
e quindi: “lo stato deve solo occuparsi di poche cose, i beni debbono essere venduti al privato che sa gestirli in modo efficace - in quanto soggetto alle leggi del libero mercato”.
Questo è il costante ritornello che abbiamo sentito negli ultimi 25 anni attraverso il quale la seconda repubblica ha progressivamente ridotto i diritti dei cittadini - derubandoli anche di una parte dei beni comuni (il tentativo dell’acqua, la sanità, l’energia elettrica, la telefonia, le autostrade, l’Iri, ecc…)
- accoppiandola anche alla “finta necessità” economica di “fare cassa” per ridurre il debito... (mentre tutte le esperienze pregresse provano il contrario).
“Finta necessità” perché le cause principali del debito non sono la corruzione, la spesa dissoluta, i vitalizi, l’evasione fiscale ma - come detto in precedenza - sono la separazione della Banca d’Italia dal Tesoro e l’adesione ai trattati internazionali (in particolare l'euro)
- che hanno annullato la possibilità, per il Governo, di sviluppare una corretta politica economica
(il Giappone che possiede una banca centrale, come d’altronde la Gran Bretagna, ha un debito nominale del 240% del PIL che non influisce minimamente sul suo sviluppo).
In questi ultimi mesi in Valle d’Aosta abbiamo osservato la stessa politica di attacco verso i beni pubblici:
da un lato ci vengono ricordate le scarse risorse della Regione - e dall’altro viene data grande enfasi all’inefficienza e la corruzione della gestione delle società CVA e Casinò.
Non voglio con questo dire che le gestioni della CVA e del Casinò siano state limpide e trasparenti - ma le ragioni per cui dobbiamo opporci alla loro privatizzazione sono evidenti; dopo che la strategia è stata evidenziata cedere sarebbe da gonzi. Solo possedendo i mezzi di produzione riusciremo a pensare ad un possibile sviluppo della nostra regione.
Georges Dalle