venerdì 3 marzo 2017

Quotazione CVA : contesto generale

Quotazione in borsa di una parte di CVA : Contesto generale

Quanto scritto nella legge finanziaria regionale del 21-12-2016, che prevede tra le altre cose – la collocazione in borsa – forse del 35% di CVA - ( art. 27 ) è un provvedimento in linea con quanto succede da tempo anche a livello nazionale.

Rientra a pieno titolo nella prospettiva generale : privatizzare, vendere il patrimonio pubblico, nell'illusione di risolvere i problemi di bilancio in cui si trovano le comunità locali.

Sapientemente costretti nell'angolo da un quindicennio di patto di stabilità interno
che sarebbe più opportuno definire patto di destabilizzazione sociale !) e oggi gravato dal pareggio di bilancio in Costituzione , rivolto a destrutturare il loro ruolo pubblico e sociale, gli enti locali si trovano alla stretta finale : tra vendere la ricchezza collettiva detenuta – e diventare complici della propria dissoluzione - o ribellarsi. E tornare ad essere luoghi di democrazia.

E' del tutto evidente che le società private sono interessate e molto! Ad impadronirsi delle enormi ricchezze possedute dagli enti locali ( territorio , patrimonio pubblico, servizi, acqua, energia...).

Ma questo è possibile solo a una condizione : che qualcuno decida di dare loro le chiavi rinunciando alle proprie prerogative.

Naturalmente, il progressivo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive e delle istituzioni democratiche non avviene per qualche complotto univoco ed eterodiretto: sono infatti le stesse autorità pubbliche a promuovere la propria dissoluzione. 
Dimostrando come da tempo il “ pubblico”
abbia un po' alla volta trasformato la propria funzione da garante dei diritti e dell'interesse generale a facilitatore dell'espansione della sfera d'influenza dei grandi interessi finanziari sulla società.

Con l'alibi della crisi e la trappola artificialmente costruita del debito pubblico, si cerca di portare a termine la spoliazione delle comunità locali.

Lo schiaffo al referendum del 2011 non è un semplice effetto collaterale del “ decreto Madia” ma ne costituisce il cuore e l'anima.

L'attacco all'acqua e ai beni comuni è ampiamente in corso: in questo contesto vanno collocati nell'ordine il Jobs acts, la buona scuola e lo sblocca Italia.

Il Territorio e le sue risorse che abbiamo ricevuto in dono non è nostro. E neppure di chi si trova ad amministrarlo. Dovrebbe essere consegnato a chi verrà dopo di noi, in condizioni migliori di come lo abbiamo trovato.

Questo è già difficile da molto tempo: evitiamo di aggravare la situazione - consentendo o approvando tacitamente - avventure finanziarie che di creativo hanno solo il tornaconto di pochi!


Per il Comitato  Paolo Gino